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Durante questi mesi talvolta mi sono chiesto come siamo arrivati qui, con una mostra dispiegata e aperta in un luogo d’incontro culturale che si sta affermando in Pavia per la sua importanza, con un catalogo ricco di riproduzioni brillanti e di contributi competenti e coinvolgenti e con un’attenzione alle opere e all’artista che all’inizio non era certo preventivata e calcolata. Talvolta mi chiedo: “Come siamo giunti a questo?” e la risposta è sempre una, è merito della irresistibile attrattiva dell’arte di Giuditta Francese. Ricordo molto bene il momento in cui, a poche settimane dalla sua scomparsa, Marco Mariani mi chiese di dare un’occhiata alle opere di Giuditta che egli aveva fotografato e conservato in sedicesimo sul telefono.
Ho accettato ma, lo ammetto senza imbarazzo, non ero particolarmente coinvolto e dissi di sì solo per amicizia.
Ricordo però con ben maggiore chiarezza il momento in cui sono apparse sul telefono le riproduzioni in miniatura delle opere: mentre si susseguivano sullo schermo che correva mi sono emozionato e ho capito anch’io che non potevano restare lì, invisibili a tutti. Subito però si pose il problema dell’indisponibilità degli originali, che al momento erano ufficialmente dispersi.Senza la loro presenza fisica era impossibile concepire qualunque iniziativa.
E poco tempo dopo ci è giunta incontro non la fortuna ma la lucidità artistica di Giuditta Francese che, anche nei molti spostamenti dell’ultimo periodo, ha avuto la lungimiranza di fare giungere i quadri da Alagna Valsesia a Vercelli e di lasciarli in mani sicure, proprio quei quadri che in precedenza aveva sempre tenuto e portato con sé in ogni trasloco. E le mani erano ben sicure e consapevoli, perché nel ripostiglio di quel centro sociale a Vercelli con Marco di tele ne abbiamo trovate tante, nella calma attesa di essere notate.
Da lì abbiamo avuto le prime conferme che non si trattava dell’illusione di un uomo incapace di staccarsi dalla persona amata e del suo amico che da sempre gli dà retta, ma che avevamo incontrato una personalità illuminata da capacità artistiche riconoscibili da tutti attraverso le sue opere. In Giuditta Francese c’è veramente arte, immediatamente visibile sia per chi la sa inquadrare artisticamente sia per chi la percepisce solo emozionalmente. A quel punto era diventato doveroso organizzare qualcosa che facesse uscire alla luce le sue opere.
Così, trovata la guida di amiche e amici esperti e affidabili e l’ospitalità di chi ha capito in profondità la speranza che sta in queste tele, è stata realizzata la mostra che avete davanti. In tal modo possiamo finalmente condividere collettivamente i lavori di Giuditta Francese e lo facciamo volentieri, un po’ perché sappiamo che ella desiderava regalare a tutti l’inquietante bellezza delle sue opere e un po’ perché speriamo veramente che alla loro vista anche voi diciate: “Ma, ma qui c’è qualcosa...”



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