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Le pubblicazioni di Piero Ventura che ormai seguo da anni e con cui, in alcuni casi ho anche collaborato, non sono libri, ben sì documentari, o Cinegiornali, come si diceva un tempo
quando la TV ancora non aveva fatto il suo avvento. Documenti caratterizzati da quel fascino speciale in cui cronaca e storia si amalgamano a formare un composto omogeneo
rivolto a tutti: intenditori, appassionati e non. Così é anche per questa sua attuale fatica: “Rally Valli Piacentine – un tuffo nel passato”.
Piero Ventura, (é giusto ricordarlo: Premio Morani 2009 e Premio Quaroni 2023, riconoscimenti entrambi biennali, il primo destinato ad un giornalista distintosi per aver
messo in risalto i valori genuini dello sport, assegnato in passato a Gianni Brera e Mino Milani. Il secondo per le capacità organizzative messe in mostra in più occasioni),
anche in questo lavoro rimane fedele alla sua linea di tomo dell’ampio formato, dell’abbondanza di illustrazioni e a quella punta di goliardica ironia, se necessaria. I suoi
lavori mantengono nel tempo quell’impaginazione anticonformista che li contraddistingue, dove testi, immagini amatoriali, ritagli di giornali e raffigurazioni professionali danzano tra
loro come avvolti dal vortice di un valzer di Strauss, da cui emerge perennemente un divertente interrogativo marzulliano: “E’ il testo che segue le immagini, oppure sono le
immagini che seguono il testo?”. E’ facile dire: entrambe le cose. Ma la realtà é ben diversa, sono il testo e le immagini che invece seguono la storia. Ma in effetti, in modo pratico, le due cose si sovrappongono una all’altra nel tracciare un percorso storicamente scorrevole, facile da affrontare, in cui i nomi dei grandi piloti con i macchinoni si armonizzano a quelli dei piccoli interpreti con le macchinine, ma con il cuore grande e tanta passione. Non per questo sono doti che mancano agli altri, che hanno però dalla loro la possibilità e la soddisfazione di un risultato assoluto.
In questo volume, ognuno dei protagonisti di quel rally, trova il suo spazio grande o piccolo che sia, un segno, una traccia che fa dire: C’ero anch’io”
Il “Rally Valli Piacentine – un tuffo nel passato”, é nato con lo scopo di evitare che tutto ciò che è stato e che ha rappresentato, andasse tristemente smarrito e dimenticato, pensando
oltretutto al fatto che con il passare degli anni, ciò che si finisce per ricordare non è sempre la stessa cosa di cui si è stati testimoni. Sotto questo aspetto, “Rally Valli Piacentine-un
tuffo nel passato” è riuscito a far si che non accadesse.




Fulvio Negrini


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